Quante
generazioni sono state distrutte per poter costruire una
società orfana di
significato e di raziocinio? Quanti tradimenti, normali pazzie,
infinite giustificazioni
sono state disseminate in questo lungo cammino di violenza, arroganza,
crudeltà, torture e
atarassie? Ha senso aver rinunciato all’ isola della nostra
infanzia (che esiste!) per
attraccare nel porto demente di un continente letale che è
solo una simulazione della
felicità fatta di egoismi e benessere individuale? In questo
manicomio globale chi sono i
“pazzi” e chi i “normali”?
Signora
Pitt: “Perché il dottore dice
che noi ci rifiutiamo di tuffarci nella liquefazione, e che
siamo ancora dei solidi ottusi, signora Sball? Lei ci capisce qualcosa
della felicità”?
Interno di una serra abbandonata in una
clinica psichiatrica. Pavimento semiricoperto da un telo azzurro. A
sinistra un quadro su un cavalletto. A destra un vecchio baule
ricoperto da un telo rosso. Due donne, Pitt e Sball, pazienti internate
da molti anni, si incontrano ogni giorno nella serra.
Un rapporto fatto di silenzi, di sguardi, di solipsistici monologhi che
a volte si incontrano in un immaginario creativo.